Lasciare l’università per fare il bartender? ne vale davvero la pena?
Questa è una delle domande più difficili che un ragazzo di 20 anni possa mai farsi. Lasciare l'università per fare il bartender.. è davvero una strada percorribile?
E spesso questa domanda se la fa in silenzio, perché sa già che la risposta che riceverà dagli altri sarà quasi sempre la stessa: "finisci prima l'università" , "non lasciare l'università!" Ecc..
Ma la domanda vera non è "lasciare l'università sì o no". La domanda vera è: quale percorso ti porta dove vuoi arrivare?
Matteo Dianin ha fatto entrambe le cose. Si è laureato — e come regalo di laurea ha chiesto un corso da barman. Oggi è Lab Manager al Jerry Thomas Speakeasy di Roma, e precedentemente lavorava al Locale Firenze. Entrambi presenti nelle classifiche mondiali dei migliori cocktail bar. Ha creato quasi da solo il menù di un 50 Best.
La sua storia non dice che lasciare l'università è utile. Non dice che lasciare l'università è stata una scelta obbligata. Dice che il bartending è una scelta professionale seria, con traiettorie di carriera reali, stipendi internazionali significativi e una libertà geografica che pochi altri percorsi possono offrire.
In questo articolo affrontiamo la domanda onestamente — con i dati, con le storie e con la visione di chi ha costruito un'accademia professionale su questa convinzione. Lasciare l'università, conviene davvero?
La domanda giusta non è "barman o laureato" non è lasciare l'università o rinunciare a diventare bartender. E' dove vuoi arrivare?
Il problema con questo dibattito è che viene impostato male. Come se si trattasse di scegliere tra due cose incompatibili.
Non è così. Matteo si è laureato e poi ha fatto il corso da barman. Marco Ardengo — trainer di Mixology Academy e wine specialist — era F&B Manager in una catena alberghiera internazionale quando ha scelto di approfondire la formazione nel bartending.
La vera domanda è un'altra: quale tipo di percorso vuoi costruire tu? Uno che ti vincola a un sistema specifico, a un paese, a un riconoscimento formale? O uno che ti dà competenze portabili, domanda globale costante e libertà di andare dove vuoi?
Il bartending risponde alla seconda domanda.
Cosa dice chi lo ha fatto non ha lasciato l'università ma ha raggiunto comunque la sua strada — le storie reali
Matteo Dianin — da regalo di laurea a 50 Best
Matteo si laurea. Come regalo chiede un corso da barman — non come carriera alternativa, ma per curiosità. Studiando si appassiona. Decide di farne un mestiere. Manda CV ai bar italiani nella classifica 50 Best. Entra al Locale Firenze come stagista. Si trasferisce a Roma. Diventa Lab Manager al Jerry Thomas. Crea il menu di un 50 Best.
Tutto questo in circa quattro anni.
Puoi leggere la sua storia qui.
Enrico Mazzanti — da Roma a Oslo
Enrico lavora a Roma. Un amico gli manda il suo CV per scherzo a un locale a Oslo che è nella classifica dei 50 best. Dieci giorni dopo è preso. Oggi è Head of Lab all'Himkok — #4 in Europa, #14 nel mondo. Si è commosso quando hanno annunciato il risultato. Aveva tre anni di lavoro duro alle spalle.
Puoi leggere la sua storia qui.
Valentina Capriotti — dall'Abruzzo al Drink Kong
Valentina viene dall'Abruzzo. Non aveva casa a Roma. Non aveva risparmi. Ha dormito in una stanza a Termini mentre aspettava la risposta definitiva. L'hanno presa. Oggi è bartender al Drink Kong — #32 in Europa, #40 nel mondo.
Puoi leggere la sua storia qui.
Tre storie diverse. Un filo comune: formazione seria, mentalità giusta, voglia di non accontentarsi.
Il confronto concreto: bartending vs percorso accademico tradizionale.
Lasciare l'università? a volte è la scelta giusta.. vediamo perché.
Tempi di accesso al mercato del lavoro
Una laurea triennale richiede tre anni. Una specialistica altri due. In totale cinque anni prima di entrare nel mercato del lavoro con un titolo completo. Un corso professionale di bartending di alto livello richiede 3 mesi. 9 studenti su 10 di Mixology Academy trovano lavoro entro tre mesi dalla fine del corso.
Portabilità internazionale
Un avvocato italiano non può esercitare a Londra senza ricominciare l'iter abilitativo. Un medico italiano deve superare esami di abilitazione locali per lavorare in UK, USA o Australia. Cosi come in Svizzera e in tantissimi altri paesi europei. Un bartender con una formazione certificata può lavorare a Dubai, Oslo, Sydney, Barcellona, Amercia senza pratiche burocratiche relative all'abilitazione lavorativa. Le competenze da bartender sono il passaporto.
Stipendi
Un bartender qualificato in Italia guadagna in media 1.400–2.000 € netti al mese.
All'estero: 2.000–4.500 € a Dubai (con zero tasse), 3.500–6.000 CHF in Svizzera, 3.000–5.000 AUD in Australia. Un laureato magistrale in Italia guadagna in media 1.400–1.800 € netti nei primi anni — in molti casi meno di un bartender con esperienza.
Secondo il report AlmaLaurea 2025, lo stipendio netto di un laureato triennale a un anno dal titolo è in media 1.492 € al mese. Dopo cinque anni sale a 1.770 €.
Traiettoria di carriera
La traiettoria nel bartending è chiara e percorribile: junior bartender, bartender, senior bartender, head bartender, head of lab, lab manager, brand ambassador, bar manager, general manager, food & beverage director. In meno di dieci anni, chi cresce con costanza può raggiungere posizioni di responsabilità in hotel e locali internazionali. Con stipendi proporzionali.
La parte che nessuno dice — il messaggio del fondatore
Luca Malizia, fondatore di Mixology Academy, ha scritto qualcosa nel secondo numero di Mixology Magazine che merita di essere letto da chiunque stia facendo questa riflessione. Te lo riporto qui sotto.
"La tecnica fa un esecutore. La mentalità fa una carriera."
"Tutti insegnano la tecnica. Le ricette, i bilanciamenti, i tool, le temperature, le materie prime. E anche noi lo facciamo — a un livello molto alto. Ma se ti fermi alla tecnica, formi un esecutore. Qualcuno che sa fare le cose. Non qualcuno che sa dove vuole andare."
"Nei migliori bar del mondo non cercano soltanto mani che sanno muoversi. Cercano teste che sanno pensare. Persone che reggono la pressione senza crollare. Che quando qualcosa va storto trovano la soluzione invece di cercare una scusa."
E poi la parte più importante:
"Non diciamo ai ragazzi cosa devono fare. Gli mostriamo cosa possono diventare."
"Head bartender a ventitré anni. Bar manager in un cinque stelle a venticinque. Finalista in competizioni internazionali dopo diciotto mesi di lavoro. Non è fortuna. È il risultato di persone che hanno smesso di aspettare e hanno iniziato a costruire."
Le obiezioni più frequenti — e le risposte oneste
"Il bartender è un lavoro instabile"
La domanda di bartender qualificati è globale e costante. Non è stagionale. Non è anticiclica nel senso negativo — le persone continuano a uscire anche nelle crisi economiche. Chi ha una formazione seria trova lavoro. 9 su 10 dei nostri studenti entro tre mesi.
"Non è un lavoro serio"
I locali nella classifica 50 Best Bars gestiscono organizzazioni con decine di dipendenti, laboratori di ricerca, distillerie interne, partnership con brand internazionali. Il loro fatturato annuo si misura in milioni. I ruoli di vertice — general manager, beverage director, head of lab — sono posizioni manageriali serie, con responsabilità e retribuzioni proporzionali.
"Non si guadagna abbastanza"
Un bartender qualificato a Dubai guadagna 2.000–4.500 € netti al mese senza tasse. In Svizzera 3.500–6.000 CHF. In Australia 3.000–5.000 AUD con mance frequenti. Non è poco. È più di molti percorsi accademici tradizionali — specialmente nei primi anni di carriera.
"Non si può fare carriera"
La traiettoria da bartender a general manager di un hotel o di un gruppo di locali internazionale è documentata, percorribile e in molti casi rapida. Matteo Dianin ha creato il menu di un 50 Best dopo circa quattro anni di formazione e lavoro. Enrico Mazzanti è Head of Lab di un locale #14 al mondo dopo due anni lì.
Valentina Capriotti è entrata come bartender al Drink Kong dopo due anni di esperienza nel settore.
Non si tratta di scegliere tra laurea e bartending
La cosa più importante da capire è questa: non si tratta di scegliere tra due mondi opposti.
Matteo si è laureato. Marco era F&B Manager. Molti dei nostri studenti arrivano con percorsi di studio alle spalle — alcuni con lauree, alcuni con diploma alberghiero, alcuni senza nulla.
Quello che conta non è il titolo che hai. È la mentalità con cui approcci questo lavoro. La voglia di crescere. La capacità di reggere la pressione. La curiosità che non si ferma mai.
Luca Malizia lo dice così:
"La formazione vera non ti dà solo competenze. Ti dà una direzione. E quando hai una direzione, il mondo smette di sembrare un posto in cui sopravvivere. Diventa un posto in cui costruire."
Vuoi capire se il bartending è la strada giusta per te? Parla gratuitamente con una tutor di Mixology Academy → https://www.corsiperbarman.it/contatti/
Scarica gratis Mixology Magazine — le storie di Enrico, Valentina e Matteo nel numero 2 → Mixology Magazine
Domande frequenti
Vale la pena lasciare l'università per fare il bartender?
Non è necessariamente una scelta tra l'una e l'altra cosa. Molti bartender di alto livello hanno anche una laurea. La domanda vera è: quale percorso ti porta dove vuoi arrivare? Il bartending offre accesso rapido al mercato del lavoro, stipendi di livello al pari e spesso superiori di un laureato, portabilità internazionale totale, stipendi significativi all'estero e una traiettoria di carriera chiara e percorribile.
Quanto guadagna un bartender professionista in Italia e all'estero?
In Italia un bartender qualificato guadagna in media 1.400–2.000 € netti al mese. All'estero le cifre crescono significativamente: 2.000–4.500 € netti a Dubai (con zero tasse sul reddito), 3.500–6.000 CHF in Svizzera, 3.000–5.000 AUD in Australia. La formazione certificata è spesso il fattore decisivo per accedere ai mercati più remunerativi.
Quanto tempo ci vuole per trovare lavoro dopo un corso da barman?
9 studenti su 10 di Mixology Academy trovano lavoro entro tre mesi dalla fine del corso. I tempi variano in base all'obiettivo — chi punta a un locale di alto livello impiegherà più tempo rispetto a chi cerca una prima posizione — ma la domanda di bartender qualificati è costante e globale.
Il bartending è un lavoro portabile all'estero?
Sì. È una professione non regolamentata — non richiede il riconoscimento formale del titolo per lavorare all'estero. A differenza di avvocati, medici o commercialisti, un bartender con una formazione certificata può lavorare in qualsiasi paese del mondo senza pratiche burocratiche.
Come si fa carriera nel bartending?
La traiettoria tipica: junior bartender → bartender → senior bartender → head bartender → bar manager → general manager → ruoli di direzione F&B. In meno di cinque anni, chi cresce con costanza e sceglie i contesti giusti può raggiungere posizioni manageriali in hotel e locali internazionali di alto livello.

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