Riapertura bar e locali dopo la quarantena per Coronavirus

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Riapertura Bar e Locali dopo la Quarantena per Coronvirus

Riapertura bar e locali dopo la quarantena per Coronavirus

La riapertura di bar e locali è uno di quei momenti che in tanti – forse troppi – stanno aspettando per sentire che si è tornati ad una vita un po’ più simile a quella che ci ricordiamo.

La quarantena, molto più dello stesso Coronavirus, ci ha fatto capire quanto sia importante stare in mezzo ad altre persone e condividere con loro alcuni momenti del nostro quotidiano. Soprattutto la sera, dopo una giornata di lavoro stressante, potersi rifugiare in un locale e godersi un cocktail delizioso è uno di quei piaceri che vanno ben al di là del suo sapore. E’ piuttosto il gusto di prendersi un momento per sé stessi, di staccare la spina e lasciarsi andare, magari alzando un po’ il gomito dietro consiglio del proprio bartender di fiducia – senza esagerare, soprattutto se si guida!

E cosa dire se tu sei proprio uno di quei bartender che adorano mettersi alla prova per conquistare il palato e l’attenzione dei propri ospiti?

Sicuramente sono tante le cose che ti sono mancate in questo periodo, ma è inevitabile che il bancone sia nella tua Top3, se non al primissimo posto di questa classifica nostalgica.

Ma quanto c’è da aspettare ancora prima di poter tirare fuori dall’armadio la borsa da lavoro, indossare il reggimaniche e tornare nella tua VERA casa, quella in cui non si mette piede prima dell’ora dell’aperitivo?

Se lavori in Italia, sarò sincero con te. Non lo so.

Possiamo giocare a fare delle previsioni, ma la realtà è che nessuno può sapere con esattezza quando si darà il via libera ai locali pubblici con somministrazione come bar e ristoranti. E’ evidente che rispetto ad un’edicola ci sono più rischi nel riaprire un pub o un cocktail bar, ma d’altro canto il resto del mondo potrebbe insegnarci che questi rischi possono essere controllati.

Mi spiego meglio.

Da alcuni mesi mi sono trasferito in Costa Rica, in pieno Centro America, per condurre uno stile di vita più tropicale. Odio il freddo se non c’è la neve e impazzisco all’idea di dover aspettare 6 mesi l’anno per godermi il sole e il mare.

Fatta questa premessa di cui immagino ti freghi poco o nulla (ma che è utile a spiegarti quello che troverai nelle prossime righe) c’è da dire che il Costa Rica è noto per le spiagge, l’Oceano, i parchi naturali e il verde incontaminato che si estende ovunque… ma non lo definirei più avanzato rispetto all’Italia o a tanti altri paesi.

Eppure, qualche giorno fa, dopo una visita in ospedale ad Escazu, un quartiere della capitale, sono andato alla ricerca di un po’ di caffeina prima di rimettermi in macchina verso casa.

Anche qui c’è la quarantena e le persone non possono uscire dalla loro abitazione senza dei permessi speciali, come quelli per il lavoro, o per andare al supermercato, nelle farmacie o negli ospedali. Quindi, come potrai immaginare, anche qui non c’è quasi un’anima in giro e le attività sono per la maggior parte chiuse.

ATTENZIONE!

Sono per la maggior parte chiuse” significa che non sono tutte chiuse: qui nessuno ha obbligato i negozi ad abbassare la serranda fino a data da destinarsi, né tanto meno i ristoranti o i locali (ad eccezione delle discoteche che implicano un’alta concentrazione di persone e non prevedono o quasi dei tavoli distanziabili).

Sin dall’inizio dell’emergenza sono state applicate delle restrizioni, per cui il governo ha sospeso i concerti e i grossi eventi di aggregazione come vuole la logica, ma ai ristoratori è stata data la possibilità di scegliere se stare aperti o meno limitando la propria capacità di posti a sedere del 50%.

Nei bar e nei locali sulla metà dei tavoli non ci si può sedere per mantenere la distanza di sicurezza
 

Tornando alla favoletta di prima e alla missione di ricerca della caffeina, mi sono imbattuto (neanche a dirlo) in un signore con un bicchiere da asporto di Starbuck’s in mano. Tempo 5 minuti ed ero già sulla soglia di questa porta pronto ad essere “scannerizzato”.

Come ti sarà capitato di leggere o di sentire da qualche parte, una delle misure di sicurezza che si dice “potrebbero essere applicate per limitare i contagi quando potremo finalmente riaprire” e che consiste nel misurare la temperatura alle persone prima che entrino nel locale… da Starbuck’s ad Escazu, in Costa Rica, con tutto che c’è ancora la quarantena SI FA GIA’.

I cartelli nella foto qui sopra invitano i clienti ad aspettare all’ingresso affinché arrivi qualcuno dello staff per sparaflasharti la fronte, dopodiché devi pulirti la suola delle scarpe su un tappetino nero disinfettante (lo vedi sempre nella stessa foto, in basso) così da non portare germi (ed eventualmente il virus) all’interno del locale.

Superato questo “ostacolo” ti viene raccomandato di non sederti ai tavoli con i cartelli “NON SEDERSI” – non è troppo complicato, no? – e ti viene spiegato di mantenere 1 metro e mezzo di distanza dagli altri clienti che non fanno parte della tua stessa comitiva.

Ovviamente, tutto lo staff indossa mascherina e guantini e quando vai alla cassa è pieno di gel disinfettanti a disposizione dei clienti, oltre ai POS contactless che ti permettono di pagare senza passaggio di contanti potenzialmente infetti.

Uno Starbuck’s decisamente non affollato, ma operativo anche in quarantena
Tavoli alternati per garantire la distanza di sicurezza tra le comitive sedute
 

Dimmi la verità: ti sembra fantascienza?

Pensi che sia una cosa impossibile da realizzare nei nostri locali in Italia?

E’ chiaro che sarà diverso, che serviranno persone che garantiscano le distanze e le procedure di sicurezza, ma nell’immediato degli accorgimenti di questo tipo, associati ad un po’ di buon senso – tipo starsene a casa se non ci si sente benissimo e non azzardarsi a lasciare la propria stanza di quarantena se ci è è stato diagnosticato il virus, anche se in una forma asintomatica – possono fare la differenza tra lavorare, magari meno di prima, e dover restare blindati dentro casa per chissà quanto altro tempo senza potersi guadagnare la pagnotta. Mentre le bollette e gli affitti continuano ad arrivare inesorabili.

OVUNQUE vado qui in Costa Rica vedo cartelli su come e quanto lavarsi le mani o sulle tecniche per tossire e starnutire, oltre a sentirlo ripetere alla radio e alla tv in continuazione, quasi alla nausea.

Potresti pensare che almeno in Italia le cose, adesso, stanno andando meglio e che da queste parti la bomba ancora non è scoppiata.

Mi dispiace smentirti, ma nonostante non abbiano chiuso le attività, il tasso di mortalità dopo alcune settimane è tra i più bassi al mondo, così come la percentuale di terapie intensive rispetto ai contagiati.

Coronavirus Costa Rica
Coronavirus in Costa Rica
 

Con questo non voglio dire che il Costa Rica sia necessariamente un posto migliore dell’Italia, qui non si sta facendo a gara a chi campa meglio e di certo non è mia intenzione farti rosicare, non ne ho il motivo. Io voglio solo mostrarti che E’ POSSIBILE FAR TORNARE I LOCALI A LAVORARE ANCHE SE C’E’ IL CORONAVIRUS IN GIRO.

Non serve arrivare a zero contagi, né serve aspettare medicine o vaccini.

Viene da sé che i locali andranno gestiti in modo differente finché non arriveranno delle soluzioni mediche per risolvere la pandemia, ma ci sono già tutte le condizioni per riprendere l’attività.

Quello che puoi cominciare a fare adesso è concentrarti da subito sulle soluzioni che dovrai prendere per gestire il tuo bar. Mi riferisco ad esempio a come far rispettare le norme igienico-sanitarie, le distanze di sicurezza; mi riferisco a rimediare un termometro laser e un tappetino disinfettante da mettere all’ingresso; mascherine, guanti e gel igienizzante per staff e clienti…

E poi devi ragionare su come organizzare il ciclo di lavoro. Non potendo concentrare tante persone nello stesso momento, forse dovrai allungare gli orari di apertura e prevedere delle prenotazioni piuttosto rigide, così da avere sì, il locale sempre a mezzo servizio, ma magari per molte più ore a settimana. Visto il nuovo mondo in cui vivremo ancora per qualche mese, non escluderei che i locali la smettessero di dover attendere il weekend per fare “l’incasso serio”, distribuendo la propria clientela attraverso TUTTI i giorni della settimana e perché no, per più ore al giorno.

Un’altra arma che non devi sottovalutare assolutamente è il delivery, perché, finché non ci sarà la sicurezza di essere protetti da eventuali contagi, alcune persone avranno paura di ammalarsi. Questo significa che ti potresti ritrovare una buona fetta di clienti che vorranno bere i tuoi drink più di ogni altra cosa, ma senza rinunciare alla protezione offerta dalla loro casa.

Fare cocktail delivery, in special modo, è un tipo di servizio che richiede l’uso di tecniche particolari come il Pre-batch e il Sottovuoto, dei metodi di lavorare le materie prime che definirei indispensabili per garantire al cliente di ricevere a domicilio (e in totale sicurezza) un drink esattamente identico a quello consumato al bancone di un bar.

Se vuoi saperne di più sulle tecniche di Pre-batch e Sottovuoto per fare cocktail delivery alla perfezione, ti invito a dare un occhiata a questo Master tenuto da Angelo Pinelli e Gabriele Costanzo di COCKTAIL SOLUTION.

Il cocktail delivery non solo ti aiuterà a lavorare in Italia ADESSO che non è consentita l’apertura al pubblico, ma potrà essere una preziosa arma in più per raggiungere i tuoi clienti anche durante la celeberrima FASE 2 e 3 che tutti stiamo aspettando con ansia!

Crescere e aiutare gli altri a crescere, sempre.

 

Ilias Contreas

MIXOLOGY Academy


CORSO ONLINE “PREBATCH E SOTTOVUOTO PER IL COCKTAIL DELIVERY”


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